Con un fatturato in crescita del 1,7% per un volume d’affari di circa 132 miliardi di euro con un export di quasi 32 miliardi + 6,35 l’agroalimentare italiano si conferma fiore all’occhiello dell’economia.

Questi i dati inconfutabili di FEDERALIMENTARI (riferiti a fine 2017) che segnano inequivocabilmente un settore in forte crescita.

+ 1,7% di produzione porta i valori ai livelli antecedenti la crisi del 2007, anche se il confronto con il settore industriale complessivo + 3% potrebbe sembrare sfavorevole, va sottolineato che in questo caso per tornare ai livelli pre crisi del 2007 bisognerebbe recuperare ancora circa 19 punti.

Anche il fatturato cresce del 3,8 % sull’anno precedente, grazie all’aumento della produzione ed anche all’incremento dei prezzi.

Il dato veramente significativo rimane comunque l’export, non solo per il 6,3% sull’anno precedente, ma soprattutto se si guarda alla crescita dell’ultimo decennio + 75,7%, soprattutto se paragonato al complessivo della produzione industriale nello stesso decennio + 24,7% totale. Ancora più significativa la crescita dell’export, se riferita ai prodotti ad (Indicazione Geografica Protetta) + 140%, il doppio rispetto al complessivo del settore.

Acquaviti e liquori, lattierocaseario e dolciario, sono i prodotti più gettonati all’estero. Russia (nonostante l’embargo) con un tasso del +28%, dalla Cina, con un tasso del +19%, seguita da Spagna (+16%) e Polonia (+13%); sono i mercati che hanno registrato le migliori performance per il nostro export.

Indubbiamente sono segnali molto positivi per il settore, che ne evidenziano le grandi potenzialità, nella speranza che questa corsa non venga ostacolata da ostacoli impropri come purtroppo sta succedendo.

Tra di essi, purtroppo, vanno annoverati, oltre ai noti e macroscopici fenomeni della contraffazione e dell’Italian Sounding, anche le pretestuose misure igienico-sanitarie e gli inasprimenti daziari decisi dall’Amministrazione Trump, oltre che al perdurare intollerabile dell’embargo su un mercato strategico ed estremamente promettente come quello russo.

“Il Made in Italy alimentare non è immune da pericoli: la sua vulnerabilità è evidente e va tenuta ben presente. Le sue enormi potenzialità e la “rincorsa” prima accennata lo espongono, infatti, in modo speciale ai turbamenti degli scenari internazionali. Esso, in conclusione, vanta standard qualitativi estremamente elevati, non cerca “protezioni”.

Chiede di contare su sostegni promozionali adeguati, e di potersi muovere in un contesto internazionale aperto, costruito su regole concorrenziali trasparenti e corrette.” Sostiene Luigi Pelliccia direttore centro studi di FEDERALIMENTARI.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here